I dati italiani

















L'Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore ha definito il dolore "una spiacevole esperienza sensoriale ed emotiva derivante da danno tissutale reale o potenziale".

Il dolore cronico può essere definito come un dolore che dura oltre il normale decorso della malattia acuta o del tempo previsto di guarigione. Può continuare all'infinito.


Le condizioni di dolore persistente di maggiore riscontro in medicina generale riguardano l’apparato muscolo-scheletrico, in particolare l’osteoartrosi. Essa colpisce circa 4 milioni di persone in Italia, rappresentando da sola circa i 2/3 delle malattie osteoarticolari.

 

Tipiche condizioni di dolore cronico


• Artrosi

• Il dolore neuropatico

• Artrite reumatoide

• Herpes zoster (fuoco di Sant'Antonio) e la nevralgia post-erpetica

• di schiena, spalla e dolore al collo

• nevralgia del trigemino

• Mal di testa, inclusa l'emicrania

• neuropatia diabetica

• Dolore oncologico

• temporo comune Disorder (ATM)

• Le sindromi da dolore miofasciale

• mastectomia Dolore

• dolore post-toracotomia

• Angina pectoris

• Le sindromi da dolore cronico regionali

• Le sindromi da dolore cronico viscerali

• Stump e dolore da arto fantasma



Gli studi di Breivik et al. (2006), Melotti et al. (2009) e Apolone et al. (2009) confermano che, in Italia, un Italia, un cittadino su quattro soffre di dolore cronico, con una durata media di 7 anni, che in ospedale vi è una sottostima (21%) del dolore, direttamente proporzionale all’intensità del dolore, e che la prevalenza di sottotrattamento del dolore nel paziente oncologico è del 25%, con picchi del 55% in alcuni gruppi.


Ogni anno in Italia si somministrano 22 milioni di dosi di morfina, la terapia per trattare ad hoc 60.000 malati terminali. In realtà le cifre sulle cure sono differenti: sono 160000 i pazienti oncologici che necessiterebbero un intervento antidolore.

Attualmente i malati terminali in Italia che ogni anno necessitano di cure palliative sono 250000, 160 mila sono oncologici e 90 mila con altre patologie: patologie cardiache, respiratorie, neurologiche e infettive. Accede tuttavia al programma di cure palliative solo il 40% dei malati oncologici e meno dell'1% di quelli non oncologici.

Sono 10-15 milioni gli Italiani che soffrono di dolore cronico non causato da tumori. Mal di schiena al primo posto.

Il 51% dei connazionali soffre di cefalea acuta, mentre il 14% soffre di emicrania e il 4% di cefalea cronica.


Il paziente tipo è una donna tra i 35-50 anni, con mal di testa e dolori diffusi, un reddito familiare medio tra i 20 e i 40 mila euro all’anno, sottoposta a molti fattori di stress e con un’educazione medio-bassa (es. scuola dell’obbligo). Gli esperti identificano, infatti, una relazione inversamente proporzionale tra il grado di istruzione e il grado e la persistenza del dolore.

Probabilmente questo dato dipende dall’accesso alle cure.


Solo nella metà dei casi si rivolgono a un medico, più spesso a quello di famiglia (57,9%), raramente al terapista del dolore (5,8%). Il 61,7% degli italiani soffre di dolore cronico ma non sa come affrontarlo.

Questi dati aiutano a comprendere il forte impatto economico che una patologia così frequente e invalidante ha inevitabilmente sul bilancio del sistema sanitario. 18720 MILIONI DI EURO è la spesa annua per il controllo del dolore cronico.

Meno della metà delle persone colpite da dolore cronico segue un terapia specifica e un malato su tre attende lunghi periodi, mesi o anni, prima di rivolgersi a un medico. Il dolore viene sopportato o sottovalutato dal paziente in quasi un terzo dei casi (29%) oppure curato con antidolorifici non specifici (23%).
















Il 40% dei bambini ricoverati nei reparti di pediatria soffre di dolore.

Da una iniziativa di FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), il 31,3% dei pediatri non ritiene utile trattare il sintomo dolore prima di aver formulato una diagnosi e i farmaci che preferenzialmente utilizzano per il dolore sono il paracetamolo nell’ 83,8 %, seguito dall’ibuprofene nel 57,79%, mentre gli oppioidi vengono utilizzati nell’1,25% in quanto preoccupano ancora per gli effetti collaterali.

La maggior parte dei pediatri (91,28%) ritiene però necessario promuovere progetti che mirino alla lotta contro il dolore ed al superamento del pregiudizio relativo all’uso dei farmaci per la terapia del dolore.

Fino a pochi anni fa, si pensava che il neonato e il bambino non provassero dolore con la stessa intensità dell’adulto. Invece, come nell’adulto, anche in ambito pediatrico il dolore è un sintomo molto frequente in corso di malattia e, fra tutti, è quello che più pesa e impaurisce il bambino, oltre la famiglia.

I dati prospettici

La legge 38/2010 "Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore" sancisce che le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore assicurino un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia.

Questi i principi fondamentali:


a) tutela della dignita' e dell'autonomia del malato, senza alcuna discriminazione;

b) tutela e promozione della qualita' della vita fino al suo termine;

c) adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.


L’istituzione di una rete del dolore in cui i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta giocano un ruolo fondamentale, collaborando e comunicando con i centri di riferimento (ambulatori e ospedali), costituisce uno strumento attuativo della legge. Lo sviluppo di una reale continuità assistenziale sul territorio necessita la formazione di medici e operatori sanitari, per la più stretta integrazione delle diverse competenze professionali, nell’ottica di una presa in carico globale del paziente.

L’umanizzazione del rapporto col paziente e un approccio sistemico alla cura del dolore realizza il nuovo paradigma della medicina “personalizzata”.  Che ha come risultato l’appropriatezza terapeutica.