martedì 17 luglio 2018

Emicrania: trattamenti comportamentali spesso trascurati

Solo la metà dei pazienti che sono indirizzati a questi trattamenti li eseguono

emicrania cronica
emicrania

Anche nelle circostanze in cui uno specialista delle cefalee indirizza i pazienti con emicrania verso trattamenti comportamentali comprovati come il biofeedback, le tecniche di rilassamento o la terapia cognitivo-comportamentale, i pazienti che seguono questa indicazione sono a malapena la metà, come rivelato da uno studio statunitense condotto su 234 pazienti.

I pazienti spesso giustificano le loro scelte per problemi di tempo, preoccupazioni per i costi o mancate coperture assicurative, ma alcuni sono scettici sull’efficacia del trattamento, ed altri temono la stigmatizzazione derivante dalle visite da uno psicologo.

L’autrice Mia Minen del NYU Langone Medical Center spera che il presente studio conduca medici, pazienti e finanziatori a comprendere che questi trattamenti basati sulle evidenze sono sottoimpiegati, e ciò sta avendo un’influenza sull’epidemia di oppioidi.

Negli USA un soggetto su 7 soffre di emicranie, ma esse sono più comuni nelle donne e possono interessare una donna su 4 fra i 18 ed i 44 anni. Le gravi cefalee che caratterizzano l’emicrania possono essere accompagnate da sensibilità alla luce ed al suono e da problemi di vista, nausea e vomito.

Si tratta di fenomeni disabilitanti, che determinano la perdita di giorni di lavoro e frequenti visite mediche. Gli oppioidi vengono ancora prescritti come trattamento di prima linea per le emicranie, ma le evidenze dimostrano che la terapia comportamentale è più efficace e sicura nel loro trattamento.

Molti pazienti probabilmente non comprendono che la sola terapia comportamentale porta ad una riduzione dei sintomi del 50%. Essa non è risolutiva da sola, ma in combinazione con i farmaci potrebbe avere un effetto sinergico.

Per molti anni a diversi pazienti con emicrania è stato detto che il disturbo si trovava interamente nella loro mente, in quanto depressi o stressati, ma è importante sottolineare che la terapia comportamentale che si raccomanda in questi casi non è una psicoterapia.

Si tratta di tecniche per aiutare a gestire le emicranie, e questa argomentazione può esser molto utile se il paziente si pone sulla difensiva. La terapia comportamentale infatti migliora la qualità della vita del paziente, il quale percepisce meno dolore, perde meno giorni di lavoro e può tornare a godersi le proprie attività. (Pain Med online 2018, pubblicato il 5/6 https://doi.org/10.1093/pm/pny028)

Source:Popular Science